Il manifesto · Numero zero

Dentro la grande trasformazione

Perché nasce Società Civile, che cosa vuole osservare e con quale metodo.

Illustrazione astratta: fasci di linee blu, verdi e ocra si piegano attorno a un grande cerchio chiaro, come una società attraversata da una forza.

Nel 1944 Karl Polanyi pubblicò La grande trasformazione. Raccontava come il mercato, nato per servire la società, avesse finito per riorganizzarla secondo le proprie regole, trattando il lavoro, la terra e il denaro come merci. Era un libro scritto mentre il mondo cambiava forma, da qualcuno che cercava di capire il cambiamento invece di subirlo.

Ottant’anni dopo siamo dentro un’altra trasformazione, e come allora fatichiamo a vederla per intero. L’intelligenza artificiale ridisegna il contenuto delle professioni prima ancora dei contratti. Le piattaforme organizzano il tempo, l’attenzione e le relazioni. Ansia, solitudine ed esaurimento crescono proprio dove la promessa di benessere sembrava più vicina.

Di solito questi fenomeni vengono raccontati separatamente: la tecnologia nelle pagine dell’innovazione, il lavoro in quelle dell’economia, la salute mentale in quelle del benessere. Società Civile nasce dalla convinzione che vadano letti insieme, perché insieme accadono.

Che cosa vogliamo osservare

Il nostro centro è sociologico ed economico. Da qui partono tre direttrici.

La tecnologia, perché oggi è la forza che sposta più rapidamente potere, competenze e disuguaglianze. La salute mentale, perché è il luogo in cui le trasformazioni sociali diventano esperienza personale, spesso prima che qualcuno riesca a misurarle. Il lavoro, perché resta il modo principale in cui le persone trovano un posto nella società, e la sua forma sta cambiando sotto i nostri occhi.

Questi fenomeni vanno letti insieme, perché insieme accadono.

Come vogliamo farlo

  1. Partiamo dalle evidenze. Ogni articolo dichiara le sue fonti, distingue ciò che i dati mostrano da ciò che suggeriscono e si ferma dove si fermano gli studi. Una correlazione non è una causa, un’estrapolazione non è una previsione, un caso non è una tendenza. Lo scriviamo ogni volta che serve.
  2. Preferiamo la profondità alla velocità. Non inseguiamo la notizia del giorno. Torniamo su un tema quando c’è qualcosa di nuovo da capire, anche se arriviamo dopo gli altri.
  3. Teniamo insieme le discipline. Sociologia, economia, psicologia, informatica e diritto osservano spesso lo stesso fenomeno da stanze diverse. Ci interessa aprire le porte tra queste stanze.
  4. Scriviamo per essere letti. Il rigore non ha bisogno di un linguaggio oscuro. Spieghiamo i termini tecnici, traduciamo i concetti e rispettiamo il tempo di chi legge.
  5. Siamo indipendenti. Società Civile non è l’organo di alcun partito, azienda o scuola di pensiero. Ospita posizioni diverse, purché argomentate e documentate.

Perché “società civile”

La società civile è lo spazio che sta tra lo Stato e il mercato: associazioni, comunità, professioni, opinione pubblica. È il luogo in cui una società si osserva, discute e decide come vuole cambiare. Il nome di questa rivista è anche il suo scopo: offrire a quello spazio strumenti per leggere il presente con lucidità, senza allarmismi e senza entusiasmi acritici.

Le grandi trasformazioni non chiedono il permesso. Possiamo però scegliere di capirle mentre accadono, e di non lasciarne il racconto soltanto a chi le produce.

Valeria LazzaroliFondatrice

Riferimenti

  1. Karl Polanyi, The Great Transformation, 1944. Edizione italiana: La grande trasformazione, Einaudi.
← Torna alla prima pagina